Confesso il mio amore per Andrea Vitali e i suoi racconti, ricchi di personaggi semplici e spassosi, dai nomi improbabili ed esilaranti.
In questi giorni, oltre ad essere stata sul lago a visitare i luoghi descritti dallo scrittore, ho ripreso in mano il romanzo Quattro sberle benedette, che parla di un’indagine grafologica su una serie di lettere anonime.
I carabinieri di Bellano riescono a risalire all’autore delle missive grazie alla discrepanza (giuro, non sto rivelando nulla!) tra la grafia incerta e tremolante delle lettere, indice di una mano poco o nulla avvezza a scrivere, e i termini ricercati con cui sono composte le rime, perché si tratta di anonime in poesia…
L’attento brigadiere Mannu, nella sua analisi, ha applicato un criterio extra-grafico.
Nell’indagine sulle anonime, infatti, non ci si basa solamente sul confronto tra la grafia ignota e le comparative dei sospettati (criterio grafologico in senso stretto), ma si prendono in considerazione anche indizi quali, per esempio, il tipo di carta e la busta utilizzate, l’affrancatura, l’ortografia, la sintassi, eventuali lapsus o espressioni particolari. E infine lo stile e il lessico.
Proprio come nel romanzo del mio amato Vitali.