Scriviamo con il cervello

La mano è soltanto l’organo esecutore che reagisce automaticamente agli stimoli del sistema nervoso, proprio come il pennino dell’elettroencefalografo. Non a caso la scrittura è stata paragonata a un elettroencefalogramma naturale. Ecco perché le caratteristiche generali, i piccoli dettagli e le dinamiche della scrittura restano gli stessi anche se viene eseguita con altri organi, come ad esempio la bocca o i piedi, quando adeguatamente esercitati.
In realtà, avrei dovuto dire che scriviamo con tre cervelli. Sì, perché l’encefalo dell’uomo, nel corso dell’evoluzione, si è sviluppato in tre strati:

  • Cervello rettiliano, quello interno e più arcaico, responsabile delle funzioni autonome (respirazione, sonno, digestione, etc.), degli istinti primari e dei comportamenti involontari.
  • Cervello limbico, il centro delle emozioni, perché elabora gli stimoli sensoriali traducendoli in sensazioni emotivo-affettive.
  • Neocorteccia, lo strato esterno e più recente, responsabile delle funzioni superiori: logica, ragionamento, astrazione, linguaggio, comportamenti complessi e volontari, capacità di programmazione, coscienza.

Quando prendiamo in mano una penna, lo facciamo grazie alla neocorteccia ma, nel momento in cui la appoggiamo sul foglio, si attiva un complesso e affascinante processo in cui impulsi, sensazioni, emozioni, pensieri, volontà, impressioni, si influenzano reciprocamente, conferendo al nostro scritto la sua impronta unica e irripetibile. Perché unico e irripetibile è il sistema nervoso di ciascuno di noi, plasmato da uno sviluppo biologico e da una storia individuale che sono solo nostri e di nessun altro.

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