L’equilibrio nella scrittura

Come si riconosce una scrittura equilibrata? Si potrebbe pensare che si tratti di scritture ordinate, regolari, prevalentemente curve ed esteticamente belle, ma non è così. O meglio…

Quel tipo di scritture (Grafia 1) parlano piuttosto di un equilibrio statico, cioè un modo di reagire e di comportarsi certamente calmo e contenuto, ma la cui compostezza è frutto di rigidità, inibizione o passività, in gradi più o meno intensi.


L’equilibrio invece deve essere dinamico.

Si tratta di un gioco di contrappesi estremamente fragile e delicato, che si muove su un confine sottile e scivoloso. È una sintesi mai definitiva tra le spinte interne, spesso contrastanti fra loro, e le circostanze esterne. Un dialogo tra reattività e riflessione, tra impulsività e moderazione, tra difesa e cedevolezza, pianificazione e spontaneità, fermezza e flessibilità. Richiede osservazione critica, capacità di orientare e gestire le forze, padronanza delle emozioni senza che diventi distacco né indifferenza.
E la scrittura non può non descrivere questa costellazione di qualità.

Avremo così grafie armoniche, fluide, vive, agili (Grafia 2)

e che presentano un dialogo ben bilanciato tra: curve e angoli, tratto premuto e leggero, ritmo rapido e calmo, variabilità e uguaglianze, ordine e disordine.

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