Qualche giorno fa guardavo la mia ortensia e pensavo: è l’ortensia dell’anno scorso, eppure non lo è più.
Cresce, fiorisce, perde fiori e foglie, e ad un certo momento dell’anno sembra addirittura morta, con i suoi rami rinsecchiti… Invece eccola, con le sue gemme, e le foglie, più numerose, e poi l’esuberanza estiva dei suoi fiori, robusti e delicati.
Ogni anno diversa pur rimanendo se stessa.
Ma se l’ortensia, che è solo una pianta, cambia naturalmente, se le foglie sul ramo non sono disposte nello stesso modo dell’anno scorso, se il colore è diventato cangiante tra il viola ed il blu mentre prima era rosa….. Se è solo una pianta eppure evolve e cresce, perché l’essere umano vuole ripetersi?
Perché tendiamo a pronunciare sempre le stesse parole, a compiere le medesime azioni, a percorrere le solite strade, a rinvangare gli stessi ricordi, stagione dopo stagione?
Forse perché troviamo sicurezza nello status quo, nella confortevole coerenza, in una illusoria immutabilità.
Ma la fissità in natura non esiste.
“Io non firmo mai nello stesso modo”
Quando le persone mi dicono questo, le rassicuro che è normal, perché la scrittura è viva. E anche la firma, nonostante sia l’espressione principe della nostra individualità tanto da avere valore giuridico, è soggetta a variabilità. Resta simile ma mai sovrapponibile a se stessa, tanto è vero che, in quel caso, si tratterebbe certamente di un falso.
La firma non è mai uguale, perché il nostro cervello, dove nasce la scrittura, cambia continuamente. In ogni istante i neuroni si modificano, creando nuove connessioni attraverso le loro ramificazioni e lasciando “seccare” le connessioni che non servono più.
Possiamo dire che il nostro cervello fiorisce e sfiorisce, mentre continua a fare noi.
Come la mia ortensia, che pur rimanendo se stessa non è più quella dell’anno scorso.