Grafoterapia: cambiare se stessi attraverso il gesto grafico

Hai notato come la scrittura cambia a seconda dello stato d’animo, delle circostanze o del periodo della vita? Succede perché la scrittura non è solo un mezzo per comunicare un pensiero, ma è un’espressione delle nostre dinamiche interiori.

In questo solco si inserisce la Grafoterapia, un campo di applicazione della grafologia molto affascinante e ancora poco conosciuto, che utilizza il gesto grafico come strumento di cambiamento.

In questo articolo scopriremo su quali principi si basa la grafoterapia e quali sono i suoi benefici.

La grafologia studia la scrittura come espressione della personalità individuale. Significa che, a partire dal movimento sulla carta, il grafologo risale alla personalità dello scrivente.

Ma se i segni che tracciamo sul foglio sono la proiezione di un movimento interiore, vale anche l’azione opposta: intervenendo intenzionalmente su un segno o su determinati gesti scrittori si può agire sull’aspetto della personalità che quel segno o quei gesti esprimono.

Questo è il principio della reversibilità su cui la grafoterapia si fonda.

Proprio perché la scrittura cambia e non è uno stato di fatto immutabile, è possibile, attraverso esercizi personalizzati mirati, modificare la propria gestualità grafica e agire di conseguenza su tratti del carattere e su specifici comportamenti. Possiamo quindi dire che, mentre la scrittura si muove dall’interno verso l’esterno, la grafoterapia agisce dall’esterno verso l’interno.

Non si tratta quindi di “scrivere bene”, ma di intervenire sugli automatismi disarmonici per acquisire nuove abitudini in funzione di un riequilibrio e armonizzazione della personalità. Se ci sono aspetti o atteggiamenti che ci limitano o che ci fanno soffrire non li dobbiamo subire, ma li possiamo modificare lavorando sulla nostra scrittura.

Poiché scrivere è un movimento espressivo, nel momento in cui riproduciamo un certo comportamento sul foglio, noi entriamo in quel particolare stato d’animo e ci sintonizziamo con un nuovo modo di essere.

Allenarsi a scrivere con tratti diversi da quelli che ci vengono naturali fa sì che quegli stessi tratti entrino a far parte della nostra scrittura in modo del tutto spontaneo. È come avere un nuovo strumento nella cassetta degli attrezzi.

Se, per esempio, siamo persone troppo accomodanti che evitano il conflitto – scrittura in prevalenza curva – e vogliamo invece imparare a essere più assertivi, qual è l’esercizio? Imparare a tracciare consapevolmente degli angoli, delle aste ferme e premute. Oppure, intervenendo sulla scorrevolezza e fluidità del tracciato, si mira a ridurre la tensione motoria e di conseguenza a sciogliere le rigidità e i carichi emotivi che stanno a monte, consentendo di sperimentare una maggiore calma e fiducia.

Una donna seduta in posizione yoga e una mano che scrive su un quaderno come richiamo della grafoterapia

Le persone che vengono da me per un’analisi difficilmente lo fanno per una semplice curiosità, ma perché vogliono conoscersi più profondamente e perché desiderano cambiare alcuni aspetti del loro modo di essere.

A loro dico sempre che la grafoterapia offre un grande vantaggio: quello di sperimentare comportamenti nuovi e aspetti inediti di sé prima sul foglio di carta, ossia in una situazione protetta e poco rischiosa. Magari, prima di andare a litigare con il capo ufficio, cominciano a essere assertivi sulla carta e vediamo come ci si sente.

È come fare le prove prima di mostrarsi davanti al pubblico. Il foglio è il nostro palcoscenico, dove possiamo osare, cadere, sperimentare, rialzarci.

Attraverso una modalità diversa di impugnare la penna o di occupare il foglio o di tracciare una lettera, noi possiamo conoscere le nostre paure e le nostre resistenze. Allenarsi a scrivere con tratti diversi da quelli che ci vengono naturali ci porta oltre i nostri limiti e fa sì che quegli stessi tratti entrino a far parte della nostra scrittura in modo del tutto spontaneo.

Il temperamento resta quello “sortito da natura” – per usare un’espressione di Girolamo Moretti – ma, una volta interiorizzate certe forme, percorsi e movimenti, si possono modificare risposte acquisite nel tempo.

Serve un piccolo lavoro quotidiano ma costante, servono dedizione e pazienza, perché i cambiamenti avvengono a piccoli passi, giorno dopo giorno, segno dopo segno, foglio dopo foglio. È come un bocciolo che mentre lo guardi sembra immobile e poi un giorno lo trovi trasformato in un fiore.

Questo è l’aspetto creativo ed evolutivo della grafologia, che non deve limitarsi a descrivere una personalità come uno stato di fatto, ma può diventare un potente strumento di cambiamento.

Ed ecco che lo scrivente non è solo colui che viene analizzato attraverso la sua grafia, ma una creatura in continuo divenire che, grazie a esercizi ripetuti e guidati, diventa parte attiva e consapevole del proprio processo di crescita.

Quando spiego in che cosa consiste la grafoterapia molte persone sono incuriosite e anche un po’ perplesse e mi chiedono se davvero cambiare il modo di scrivere ha delle ripercussioni sul carattere. A conferma che i presupposti della grafoterapia sono validi, mi piace citare un episodio accaduto durante uno dei miei corsi.

Una signora che seguiva con grande curiosità le lezioni mi chiese che tipo di lavoro poteva fare sulla sua scrittura per modificare un particolare aspetto di sé che non le piaceva. Io allora le mostrai quali erano i tracciati grafici che avrebbe dovuto imitare. In quel momento la sua postura cambiò: la schiena si irrigidì contro lo schienale della sedia, le braccia si allacciarono a proteggere la zona del cuore e il busto ruotò portando tutto il corpo di sbieco rispetto al campione che le stavo facendo vedere. Soltanto immaginare di tracciare quei movimenti, così distanti dal suo modo di scrivere e di essere, l’aveva messa in una grande difficoltà. Cosa che confermò poi parole.

La sua reazione è eloquente e mostra come un movimento sulla carta si riverbera con il suo portato emotivo sulla psiche.

Scrivere è per noi un gesto semplice, ma la scrittura è il risultato di una complessa rete di meccanismi e di processi che trasformano il nostro pensiero in un tracciato su un foglio.

Quando scriviamo a mano, attiviamo circuiti neuronali complessi che coinvolgono aree diverse:

  • la corteccia motoria;
  • il sistema limbico, ossia l’area del cervello deputata alle emozioni, alla memoria e agli istinti;
  • le are del linguaggio;
  • le aree visive e sensoriali che inviano informazioni sui movimenti della mano nello spazio, sulla postura e sulla esecuzione del tracciato.

Il gesto grafico è dunque un riflesso dello stato e dell’attività del sistema nervoso. Ecco perché la scrittura viene anche definita un elettoencefalogramma naturale.

Inoltre, in base al temperamento, alle esperienze, allo stato d’animo e al periodo della vita, ciascuno di noi imprime al movimento grafico un’impronta che è solo e soltanto sua.

Scrivere a mano, quindi, significa coinvolgere simultaneamente aspetti cognitivi, sensoriali, emotivi, affettivi. Ecco perché riprodurre una certa forma o un particolare tracciato consente di di fare un’esperienza diversa di sé stessi e delle proprie capacità, di esplorare stati d’animo e potenzialità nuove.

Tutto questo grazie alla neuroplasticità del nostro cervello che rimodella le connessioni neurali grazie al potere impressivo di un tracciato grafico sulla organizzazione cerebrale e sulla nostra psiche.

  1. prendere coscienza di paure e resistenze
  2. viversi in tutte i nostri aspetti e potenzialità
  3. riequilibrare gli eccessi
  4. integrazione di nuovi modi di agire e relazionarsi in situazioni che prima magari ci creavano difficoltà o ci facevano paura
  5. armonizzare conflitti e contraddizioni
  6. portare alla luce nuovi talenti: potenziale inespresso

I benefici della grafoterapia si inseriscono in un discorso ancora più ampio che richiama più in generale i benefici dello scrivere a mano.

Qui un articolo dal sito dei Consulenti Grafologi Morettiani sul valore insostituibile della scrittura a mano.

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