Nel linguaggio comune capita spesso di usare questi due termini come sinonimi: “Piango perché sono sensibile ed emotivo”.
In realtà, si tratta di caratteristiche diverse, ben distinte sul piano neurofisiologico e psicologico.
La sensibilità è la capacità di percepire attraverso i sensi gli stimoli interni ed esterni. È legata alla nostra costituzione organica, alla soglia di ricettività degli stimoli, che può essere alta (ricezione di stimoli molto sottili) o bassa (ricezione di stimoli più grossolani).
Una spiccata sensibilità è delicatezza, sensitività, finezza, percezione anche delle minime sfumature.
L’emotività è la capacità, più o meno intensa, di muoversi verso qualcosa, di reagire affettivamente agli stimoli con tutte le modificazioni psichiche e fisiologiche connesse. E’ la capacità di essere smossi, scossi fino all’impressionabilità, se molto forte.
Questo significa che possiamo essere sensibili e quindi riuscire, per esempio, a percepire lo stato d’animo di una persona, ma non essere capaci di entrare in risonanza emotiva con lei. In questo caso siamo sensibili ma non emotivi.
Oppure, possiamo non essere particolarmente delicati, ma restare profondamente turbati da un avvenimento che ci abbia colpiti a livello affettivo. In questo caso siamo emotivi, pur se meno sensibili.
La grafologia coglie molto bene questa differenza. Infatti, i segni che rivelano la sensibilità e l’emotività, pur riguardando entrambi la categoria della pressione grafica, sono ben specifici e molto diversi.
E tu, quanto sei sensibile ed emotivo?